Agosto 26, 2009

Elisa Rigaudo a Pechio – Foto LaPresse
Appena conclusi i mondiali d atletica non posso esimermi da segnalare una situazione che mi ha colpito profondamente e che ha messo in luce quello che è il lato dello sport che spesso non si vede: il sacrificio. Elisa Rigaudo, terza alle olimpiadi di Pechino 2008, ha chiuso al nono posto la 20 km di marcia. All’arrivo, stremata, sviene. Appena si riprende va ai microfoni di Franco Bragagna, lo storico commentatore Rai per l’atletica e dice cose che dovrebbero essere scolpite sulla pietra e da far leggere a tutti quelli che si avvicinano al mondo dello sport (del calcio in particolare) attratti da luci e cotillon che i pochi famosissimi che fanno questo mestiere lasciano trasparire attorno a se… Dice Elisa: “Oggi mi cade il mondo addosso, anche se da domani so che avrò tanta rabbia per ricominciare. Al chilometro numero 12 avevo già finito la benzina, per me queste condizioni di caldo sono pessime. Mi dispiace per i sacrifici fatti in questi 10 mesi: 5.200 chilometri in allenamento, mai uscita la sera, mio marito sempre al fianco per sostenermi in ogni rinuncia”.
Davvero mi ha fatto tanta tenerezza che una ragazza di 29 anni (che per inciso è la nona al mondo nella sua specialità) chieda scusa al marito per i grandi sacrifici che assieme hanno dovuto compiere. Davvero una frase che fa capire il reale senso dello sport. Il senso vero di un qualcosa che è dentro di te e ce ti spinge ad allenarti per un anno rinunciando a tutto e facendo rinunciare a tutto anche a tuo marito pur di raggiungere un obbiettivo, e l’amarezza di scoprire che tutto è stato vano perchè il risultato non è arrivato.
E allora, nel mio piccolo (insignificante) dico a Elisa che non è vero che tutto è stato vano, perchè da questa sconfitta troverà la forza per diventare ancora più grande. Nella sconfitta comunque ha dato un esempio di umanità incredibile ed il pensiero al marito è stato ciò che di più tenero si potesse vedere in quel momento. In questi casi ci si rende davvero conto che per essere una delle migliori atlete al mondo prima di tutto occorra essere delle grandi donne, ed Elisa lo è.
Tutto questo secondo me ovviamente.
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Agosto 18, 2009
Pochi giorni fa, grazie all’incomparabile bagaglio tecnico accumulato alle superiori(!!), ho sostenuto un interessante conversazione con un camionista inglese e sua moglie. Argmento, manco a dirlo… il calcio! Incredibile come partendo da una semplice constatazione riguardo l’alta temperatura della giornata abbiamo iniziato a parlare dela Premier League appena iniziata, e dopo la solita filippica che “si… l’Inter è la mia squadra ma di fatto seguo più il Mantova” arriva la domanda che poteva segnare la mia vita:”Sorry, and in England what’s your favourite team?”
…. Avete presente la musichina dello squalo… zan zan zan zan zan … ebbene vi posso assicurare che, pur essendo in aperta campagna, quella cavolo di musichina mi suonava nelle orecchie… sapevo che le risposte da dare potevano essere due, e la conferma (con ulteriore aumento del rischio di morte), l’ho avuta quando mi ha dato, come Gerry Scotti, il 50 e 50….”Liverpool or United…?”…..argh… lì lo squalo stava mi stava già sgranocchiando il dito del piede… Alla fine mi sono azzardato..:”In England I prefer Liverpool”…. E mentre mi aspettavo che rompesse contro un sasso la sua bottiglietta di birra e mi tagliasse la giugualre, dalla sua bocca è uscito un “OOOOOOHHHHH GREEEEAAAATT!!!”…. con conseguente mio sospiro di rilassamento, accompagnato anche credo da una pisciatina involontaria, per il pericolo scampato. Come ho fatto? Ho applicato un semplice criterio imparato all’università. Se ti viene posta una scelta tra due alternative, scegli la prima, e avrai più probabilità di prenderci.
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Agosto 14, 2009
I vagabondi del Dharma è un romanzo del 1958 scritto da Jack Kerouac.
Il romanzo può essere ritenuto il seguito ideale del celeberrimo libro di Kerouac “Sulla strada”. Anche qui i protagonisti si “nutrono” di viaggi vissuti però non sulla strada, bensì tra le montagne, tra i boschi incantati e i deserti. Grazie a quest’opera Kerouac mobilitò migliaia di giovani di tutto il mondo portandoli a viaggiare con i loro zaini sulle spalle.
Dalla filosofia che permea questo libro nasce http://ivagabondideldharma.wordpress.com/ un photoblog che associa fotografie fatte in ogni angolo della terra a citazioni di personaggi famosi.
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Luglio 17, 2009

Pensavo proprio ad una cosa ieri. Adesso le cose vanno male, e siamo tutti schiavi di banche, cambiali, assegni post-datati ecc ecc… ma penso… Prima o poi cambierà, prima o poi le cose andranno bene, perchè devono andare bene… Allora mi domando… Fornitore del cazzo, che ti pago puntualmente da 30 anni, adesso mi rompi le balle per 160 euro pagati in ritardo di tre giorni… amore mio, hai perso un cliente trentennale. Bancario di mmerda, sono tuo cliente da una vita e non mi paghi una riba per uno scoperto di 5 euro… perfetto cambio banca e non mi vedi più… Ora ovviamente non posso avere un fornitore da prima che nascessi, e non avendo soldi non ho un conto in banca e non so nemmeno cos’è una riba, però… però se tutti ragionassimo così forse la gente si darebbe una calmata, forse ci penserebbe due vole prima di perdere un cliente per 160 euro o per 5 euro di scoperto… perchè l’alternativa è una sola… fallimento e Santo Domingo, e poi col cazzo che vedete i soldi… Quindi… cercate di darvi una regolata.
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Aprile 23, 2009

“Merda d’artista” è il titolo di un’opera dell’artista italiano Piero Manzoni. il 21 maggio 1961 l’autore sigillò le proprie feci in 90 barattoli di conserva, ai quali applicò un’etichetta con la scritta «merda d’artista» in inglese, francese, tedesco e italiano. Sulla parte superiore del barattolo è apposto un numero progressivo da 1 a 90 insieme alla firma dell’artista. Manzoni mise in vendita i barattoli di circa 30 grammi ciascuno ad un prezzo pari all’equivalente in oro del loro peso. La creazione non mancò di suscitare interesse, sia a causa della radicale rottura con la tradizione artistica del tempo che per l’evidente segnale di degenerazione e decadenza dell’arte moderna. Tra gli artisti di oggi che hanno utilizzato anche i barattoli per esprimere il proprio concetto di arte, possiamo citare l’artista Fumagall che ha catturato in barattoli i propri Testi comprensibili all’infinito apponendo un numero progressivo da 1 a 51 e l’artista/architetto Piero Figura che ha inscatolato (da 1 a 100) la nebbia di Milano con l’intenzione di inscatolare il nulla. Attualmente i barattoli sono conservati in diverse collezioni d’arte in tutto il mondo (ad esempio l’esemplare numero 4 è esposto alla Tate Modern di Londra) ed il valore di ciascuno di loro è stimato intorno ai 30.000 €, prezzo assai superiore a quello fissato dall’autore. A Napoli nel Museo d’arte contemporanea Donnaregina (M.A.D.R.E.) è conservato il barattolo numero 12. A Milano, il 23 maggio 2007 nelle sale della casa d’aste Sotheby’s, un collezionista privato europeo si è aggiudicato l’esemplare numero 18 a 124.000 euro: record d’asta mondiale per una delle 90 opere.
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Aprile 20, 2009
E sono due… Due anni sono passati dal primo post di questo blog. “Tu vvo ffà ‘o talebbano” ha dato inizio ad un vortice di “menghiate” che via via hanno cominciato a divertare leggermente (ma di poco) più serie, fino a scomodare Alfred Stieglitz e Fabrizio De André. Ultimamente ho cercato di recuperare l’abitudine del blog, che da troppo tempo era trascurato, in modo da provare ad arrivare, entro il suo terzo anno di vita, a ventimila visite. Magari con un bel viaggetto in qualche terra lontana che vi spinga qui tutti i giorni, come capitato nell’estate 2007 con più di duemila contatti nelle tre settimane di viaggio in Islanda… Ad majora!
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Aprile 17, 2009
é così bella la notte ed io mi sento così sola…
non ho voglia di morire,
voglio ancora cantare, ridere, ballare,
non vorrei morire, morire prima d’aver amato.
Vivere per amare, amare quasi da morire
morire dalla voglia di vivere.
Vita che non sia vietata, che non sia proibita
dov’è questa vita?
Vita anche senza patria, anche senza Dio.
Ti amo, vita mia.
Vivere per amare, amare quasi da morire
morire dalla voglia di vivere.
I nostri mondi separati saranno un giorno uniti in noi.
Ci voglio credere e vorrei dare la vita
e la darei la vita mia per cambiare la storia.
Vivere per amare, amare quasi da morire
morire dalla voglia di vivere.
Amare, dare l’anima alla vita.
Morire dalla voglia di vivere con la voglia di vivere
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Aprile 15, 2009
Daniel Pearl è stato un giornalista statunitense, rapito in Pakistan e successivamente ucciso.
Nato a Princeton, nel New Jersey, è cresciuto e ha studiato a Los Angeles. Di famiglia ebraica (la madre Ruth è un’ ebrea di origine irachena), ha iniziato a lavorare per il Wall Street Journal prima ad Atlanta, poi a Washington e a Londra. Al momento del sequestro faceva base a Bombay, in India e si trovava in Pakistan per indagare sul terrorista Richard Reid e sui rapporti tra al-Qa’ida e l’Intelligence pakistana (ISI).
Il 23 gennaio 2002, dopo un’intervista che aveva appena realizzato in un ristorante di Karachi, è stato rapito da un gruppo di fondamentalisti islamici che lo hanno accusato di essere un agente della CIA. Nove giorni dopo è stato decapitato. Tre mesi dopo, il 17 maggio, il suo corpo sezionato in dieci pezzi sarà ritrovato sotto un metro di terra.
La moglie di Daniel, Mariane Pearl, ha scritto il libro autobiografico “Un cuore grande”, a cui è stato ispirato il film prodotto da Brad Pitt A Mighty Heart – Un cuore grande, in cui Angelina Jolie interpreta il ruolo di Mariane Pearl. (Wikipedia). Ho avuto occasione di vedere questo film recentemente e devo dire che mi ha veramente colpito per il ritmo impressionante delle immagini che ti costringono incollato allo schermo.
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