Aprile 23, 2009

“Merda d’artista” è il titolo di un’opera dell’artista italiano Piero Manzoni. il 21 maggio 1961 l’autore sigillò le proprie feci in 90 barattoli di conserva, ai quali applicò un’etichetta con la scritta «merda d’artista» in inglese, francese, tedesco e italiano. Sulla parte superiore del barattolo è apposto un numero progressivo da 1 a 90 insieme alla firma dell’artista. Manzoni mise in vendita i barattoli di circa 30 grammi ciascuno ad un prezzo pari all’equivalente in oro del loro peso. La creazione non mancò di suscitare interesse, sia a causa della radicale rottura con la tradizione artistica del tempo che per l’evidente segnale di degenerazione e decadenza dell’arte moderna. Tra gli artisti di oggi che hanno utilizzato anche i barattoli per esprimere il proprio concetto di arte, possiamo citare l’artista Fumagall che ha catturato in barattoli i propri Testi comprensibili all’infinito apponendo un numero progressivo da 1 a 51 e l’artista/architetto Piero Figura che ha inscatolato (da 1 a 100) la nebbia di Milano con l’intenzione di inscatolare il nulla. Attualmente i barattoli sono conservati in diverse collezioni d’arte in tutto il mondo (ad esempio l’esemplare numero 4 è esposto alla Tate Modern di Londra) ed il valore di ciascuno di loro è stimato intorno ai 30.000 €, prezzo assai superiore a quello fissato dall’autore. A Napoli nel Museo d’arte contemporanea Donnaregina (M.A.D.R.E.) è conservato il barattolo numero 12. A Milano, il 23 maggio 2007 nelle sale della casa d’aste Sotheby’s, un collezionista privato europeo si è aggiudicato l’esemplare numero 18 a 124.000 euro: record d’asta mondiale per una delle 90 opere.
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Aprile 20, 2009
E sono due… Due anni sono passati dal primo post di questo blog. “Tu vvo ffà ‘o talebbano” ha dato inizio ad un vortice di “menghiate” che via via hanno cominciato a divertare leggermente (ma di poco) più serie, fino a scomodare Alfred Stieglitz e Fabrizio De André. Ultimamente ho cercato di recuperare l’abitudine del blog, che da troppo tempo era trascurato, in modo da provare ad arrivare, entro il suo terzo anno di vita, a ventimila visite. Magari con un bel viaggetto in qualche terra lontana che vi spinga qui tutti i giorni, come capitato nell’estate 2007 con più di duemila contatti nelle tre settimane di viaggio in Islanda… Ad majora!
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Aprile 17, 2009
é così bella la notte ed io mi sento così sola…
non ho voglia di morire,
voglio ancora cantare, ridere, ballare,
non vorrei morire, morire prima d’aver amato.
Vivere per amare, amare quasi da morire
morire dalla voglia di vivere.
Vita che non sia vietata, che non sia proibita
dov’è questa vita?
Vita anche senza patria, anche senza Dio.
Ti amo, vita mia.
Vivere per amare, amare quasi da morire
morire dalla voglia di vivere.
I nostri mondi separati saranno un giorno uniti in noi.
Ci voglio credere e vorrei dare la vita
e la darei la vita mia per cambiare la storia.
Vivere per amare, amare quasi da morire
morire dalla voglia di vivere.
Amare, dare l’anima alla vita.
Morire dalla voglia di vivere con la voglia di vivere
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Aprile 15, 2009
Daniel Pearl è stato un giornalista statunitense, rapito in Pakistan e successivamente ucciso.
Nato a Princeton, nel New Jersey, è cresciuto e ha studiato a Los Angeles. Di famiglia ebraica (la madre Ruth è un’ ebrea di origine irachena), ha iniziato a lavorare per il Wall Street Journal prima ad Atlanta, poi a Washington e a Londra. Al momento del sequestro faceva base a Bombay, in India e si trovava in Pakistan per indagare sul terrorista Richard Reid e sui rapporti tra al-Qa’ida e l’Intelligence pakistana (ISI).
Il 23 gennaio 2002, dopo un’intervista che aveva appena realizzato in un ristorante di Karachi, è stato rapito da un gruppo di fondamentalisti islamici che lo hanno accusato di essere un agente della CIA. Nove giorni dopo è stato decapitato. Tre mesi dopo, il 17 maggio, il suo corpo sezionato in dieci pezzi sarà ritrovato sotto un metro di terra.
La moglie di Daniel, Mariane Pearl, ha scritto il libro autobiografico “Un cuore grande”, a cui è stato ispirato il film prodotto da Brad Pitt A Mighty Heart – Un cuore grande, in cui Angelina Jolie interpreta il ruolo di Mariane Pearl. (Wikipedia). Ho avuto occasione di vedere questo film recentemente e devo dire che mi ha veramente colpito per il ritmo impressionante delle immagini che ti costringono incollato allo schermo.
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Aprile 8, 2009

Fu uno dei principali fautori della separazione della fotografia dal semplice ambito del reportage, inaugurando la stagione ancora oggi feconda della fotografia artisticaAlfred Stieglitz fondò nel 1903 la Rivista Camera Work con altri fotografi, sono i veri pionieri della fotografia, consapevoli che questa tecnica doveva percorrere il cammino dell’espressione artistica. Inizialmente accanto al desiderio di accreditarsi come arte, la fotografia su Camera Work si propone come mezzo privilegiato per cogliere in modo fulmineo – con «l’istantanea» – il mondo moderno in rapida crescita, in una prontezza di visione che nessun altro mezzo possiede. Parlando della sua celebre immagine del Flat-Iron Building Stieglitz scrive: ‘improvvisamente vidi il Flat-Iron come mai l’avevo visto prima. Dal luogo in cui lo osservavo dava l’impressione di procedere nella mia direzione, come la prua di un mostruoso transatlantico: era l’immagine della nuova America che si stava costruendo. Esaminando oggi i numeri originali della rivista si può seguire la progressiva conquista della libertà di espressione, maturata attraverso la consapevolezza dei fotografi di non essere meri riproduttori ma autori, oltre che attraverso gli scambi con scrittori, filosofi e artisti europei. (http://www.centroarte.com/)
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Marzo 17, 2009
La Pecora Nera organizza un corso di fotografia, per grandi e piccini, per esperti e meno esperti, organizzato in collaborazione con il Comune di Curtatone. Il corso, della durata di 4 lezioni, si terrà nei giorni 9, 16, 23 e 30 aprile presso la sala comunale di Montanara, dalle 20.30 alle 22.30 ed avrà un costo di 50 € comprensivo di iscrizione all’associazione culturale Pecora Nera. Il giorno 25 marzo si terrà, presso la medesima sede alle ore 21.00 un primo incontro di presentazione tenuto dal docentedove, chi fosse interessato, potrà già confermare la propria iscrizione.

Programma in sintesi
Prima lezione
La storia della fotografia: dal dagherrotipo al digitale
Seconda lezione
Cenni di tecnica fotografica
Terza lezione
La costruzione delle immagini
Quarta lezione
I generi fotografici: sviluppare un tema
Per informazioni contattare l’indirizzo: info@pecora-nera.org
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Marzo 10, 2009

Il Checkpoint Charlie era un noto punto di passaggio sul confine tra i settori, dal 1961 nel Muro di Berlino.
In funzione dal 1945 al 1990, collegava il settore di occupazione sovietico (quartiere di Mitte) con quello americano (quartiere di Kreuzberg).
Era situato sulla Friedrichstraße, all’altezza dell’incrocio con Zimmerstraße. Vi era ammesso il passaggio solo di militari delle forze alleate, di diplomatici e di cittadini stranieri.
Dopo la riunificazione il punto di controllo venne abbattuto; la baracca di guardia originale oggi si trova nell’Alliertenmuseum; il 13 agosto 2000 ne venne inaugurata una ricostruzione fedele, divenuta in breve tempo di grande richiamo turistico.
Il Museo del Muro fin dallo stesso inverno 1961/62 si trova a pochi metri dal Checkpoint.
Presso il Checkpoint Charlie ebbero luogo alcune fughe molto spettacolari dalla DDR. Nei pressi, il 17 agosto 1962, fu colpito e lasciato morire dissanguato il diciottenne Peter Fechter, nel suo tentativo di fuga da Berlino Est.
La definizione di Checkpoint Charlie deriva dall’alfabeto fonetico NATO. Checkpoint Alpha era il valico autostradale di Helmstedt (fra le due Germanie), Checkpoint Bravo il valico di Dreilinden (fra Berlino Ovest e la Germania Est).
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Marzo 4, 2009
Come vedrete dal mio sito flickr mi sto dedicando principalmente alla mia fantastica Holga… No… non ho conosciuto nessuna ragazza dell’est, mi riferisco alla toy camera acquistata diverso tempo fa e che finalmente nel viaggio berlinese sono riuscito ad utilizzare. Al di là del formato quadrato che ha indiscutibilmente il suo fascino, la cosa che apprezzo veramente di più di questo immenso strumento è il distacco completo dalla forma, per dare un significato al contenuto. Sebbene questo tipo di fotocamere siano bistrattate ritengo molto più difficile il loro uso rispetto ai normali apparecchi. Prescindere dalla forma significa non poter prescindere dal contenuto, appunto, e purtroppo questo scoglio è insuperabile per la stragrande maggioranza dei fotoamatori. Al di là di questi primi scatti che sono puri e semplici esperimenti la trasferta fotografica berlinese ha prodotto un paio di scatti importanti, che sicuramente verranno affiancati in fuuro da altri, raccolti in altre città europee (Barcellona in primis – meta del mio prossimo viaggio) per comporre un probabile set fotografico che potrei chiamare “Holgographing accross Europe”, così per dare un lieve tocco internazionale alla cosa, che non giasta mai!
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